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Assenza di eiaculazione: cause e soluzioni per aneiaculazione ed eiaculazione retrograda

Quando lo sperma non esce: di cosa si tratta

Raggiungere l’orgasmo senza emettere sperma, o non riuscire a eiaculare affatto, è un disturbo più frequente di quanto si pensi. Spesso viene vissuto con imbarazzo e taciuto per anni. Conta per due ragioni: incide sulla vita sessuale e, quando la coppia cerca un figlio, impedisce il concepimento naturale.

Con “assenza di eiaculazione” si indicano però condizioni diverse, con cause e terapie diverse. Distinguerle è il primo passo.

Condizione Cosa succede Orgasmo
Eiaculazione retrograda Lo sperma viene prodotto ma, invece di uscire, risale nella vescica Presente (“orgasmo secco”)
Aneiaculazione L’eiaculazione non avviene: lo sperma non esce né finisce in vescica Può esserci o mancare
Ostruzione delle vie seminali Lo sperma non riesce a passare per un blocco dei dotti; il volume è molto ridotto o assente Presente
Anorgasmia Non si raggiunge l’orgasmo, e di solito nemmeno l’eiaculazione Assente
Eiaculazione ritardata L’eiaculazione avviene, ma solo dopo una stimolazione molto prolungata o non sempre Presente, con fatica

Il termine aspermia descrive il risultato, cioè l’assenza di eiaculato, senza indicarne la causa. Un altro segnale da non sottovalutare è l’ipoposia: un volume di eiaculato molto ridotto, che può essere una forma parziale degli stessi disturbi.

Se dopo l’orgasmo le urine appaiono torbide, il sospetto principale è l’eiaculazione retrograda.

Le cause

L’eiaculazione è un riflesso controllato dal sistema nervoso autonomo. Avviene in due fasi: prima lo sperma viene spinto nell’uretra (emissione), poi viene espulso all’esterno con le contrazioni dei muscoli pelvici. Nel frattempo il collo della vescica deve chiudersi, per impedire che il seme torni indietro. Un danno ai nervi, ai muscoli o alle vie seminali può interrompere questa sequenza.

Cause dell’eiaculazione retrograda

  • Interventi su prostata e vescica: è la causa più frequente. La chirurgia per l’ipertrofia prostatica benigna (per esempio la resezione endoscopica o l’enucleazione laser) altera il collo vescicale e porta spesso a eiaculazione retrograda.
  • Farmaci: alcuni alfa-litici usati per l’ipertrofia prostatica, come la tamsulosina e soprattutto la silodosina, riducono o annullano l’eiaculazione. L’effetto è in genere reversibile alla sospensione. Anche alcuni antipsicotici e antidepressivi possono influire.
  • Diabete: la neuropatia diabetica danneggia i nervi che chiudono il collo vescicale. A volte l’eiaculazione retrograda è il primo segno di una neuropatia.
  • Chirurgia retroperitoneale e pelvica: asportazione dei linfonodi per tumore del testicolo, chirurgia del colon-retto, chirurgia dell’aorta.
  • Malattie neurologiche e lesioni midollari, e più raramente malformazioni congenite.

Cause dell’aneiaculazione

  • Lesioni del midollo spinale: sono la causa più frequente di aneiaculazione. La maggior parte degli uomini con lesione midollare non riesce a eiaculare con il rapporto o la masturbazione.
  • Danni ai nervi dopo chirurgia: gli stessi interventi retroperitoneali e pelvici possono causare non solo retrograda, ma anche assenza completa di emissione.
  • Malattie neurologiche: sclerosi multipla, neuropatia diabetica avanzata, malattia di Parkinson.
  • Farmaci: antidepressivi (in particolare gli SSRI), antipsicotici, alcuni antipertensivi e oppioidi.
  • Cause psicologiche e situazionali: ansia da prestazione, stress, conflitti di coppia, educazione sessuale rigida, abitudini masturbatorie molto specifiche. Un indizio tipico: l’eiaculazione avviene durante il sonno o con la masturbazione, ma non durante il rapporto.

Quando lo sperma è bloccato

L’ostruzione dei dotti eiaculatori, congenita o dovuta a cisti, infezioni o calcificazioni, impedisce allo sperma di arrivare nell’uretra. L’orgasmo c’è, ma l’eiaculato è scarso o assente. Un quadro simile si osserva nell’assenza congenita dei dotti deferenti, legata a mutazioni del gene della fibrosi cistica.

L’orgasmo secco dopo la chirurgia oncologica

Dopo la prostatectomia radicale o la cistectomia, prostata e vescicole seminali vengono asportate: l’orgasmo resta possibile, ma lo sperma non viene più prodotto né emesso. Non è un disturbo da curare, ma un effetto atteso dell’intervento, di cui vale la pena parlare prima di operarsi, anche per valutare la crioconservazione del seme.

Come si arriva alla diagnosi

Nella maggior parte dei casi la diagnosi richiede una visita andrologica e pochi esami mirati.

  1. Colloquio clinico. L’andrologo chiede da quando è comparso il problema, se l’orgasmo c’è, se esistono eiaculazioni notturne, quali farmaci si assumono, quali interventi o malattie ci sono stati (diabete, lesioni, chirurgia).
  2. Visita. Valuta testicoli, epididimi, presenza dei deferenti, riflessi e sensibilità della zona genitale e perineale.
  3. Esame delle urine dopo l’orgasmo. È l’esame chiave: se nelle urine raccolte subito dopo l’orgasmo si trovano spermatozoi, la diagnosi è eiaculazione retrograda.
  4. Spermiogramma, quando c’è un minimo di eiaculato. Volume molto basso, pH acido e assenza di fruttosio orientano verso un’ostruzione o un’assenza dei deferenti.
  5. Ecografia transrettale. Mostra vescicole seminali dilatate, cisti o calcificazioni che ostruiscono i dotti eiaculatori.
  6. Esami di approfondimento in base al sospetto: glicemia ed emoglobina glicata, esami ormonali, valutazione neurologica, test genetici per il gene CFTR.

Se le urine dopo l’orgasmo non contengono spermatozoi e non c’è ostruzione, si parla di aneiaculazione. A quel punto la distinzione tra causa neurologica, farmacologica e psicologica guida la scelta della terapia.

Le soluzioni

La terapia dipende dalla causa e dall’obiettivo: recuperare un’eiaculazione normale, oppure ottenere spermatozoi per avere un figlio. Spesso le due strade si percorrono insieme.

Eiaculazione retrograda

  • Rivedere i farmaci. Se il disturbo dipende da un alfa-litico o da un antidepressivo, il medico può valutare una sospensione o un cambio di terapia. Non va mai fatto da soli.
  • Terapia farmacologica. Alcuni farmaci che aumentano il tono del collo vescicale, come certi simpaticomimetici o antidepressivi triciclici, possono ripristinare l’eiaculazione anterograda in una parte dei pazienti. Funzionano meglio quando la causa è neurologica o farmacologica, meno dopo la chirurgia della prostata.
  • Recupero degli spermatozoi dalle urine. Se il desiderio è un figlio, si preparano le urine rendendole meno acide con un’apposita preparazione. Poi si raccolgono subito dopo l’orgasmo e il laboratorio recupera gli spermatozoi, che si usano per l’inseminazione intrauterina o per la ICSI.

Per chi deve operarsi alla prostata e desidera ancora figli, esistono tecniche chirurgiche che cercano di preservare l’eiaculazione. Vanno discusse con l’urologo prima dell’intervento.

Aneiaculazione di origine psicologica o situazionale

La terapia sessuologica, individuale o di coppia, lavora su ansia da prestazione, abitudini masturbatorie e dinamiche di coppia. È spesso il primo passo quando gli esami escludono cause organiche e le eiaculazioni notturne sono conservate.

Aneiaculazione di origine neurologica

  • Vibrostimolazione peniena. Un vibratore medicale applicato al glande attiva il riflesso eiaculatorio. Funziona soprattutto quando la lesione midollare lascia integro il tratto basso del midollo. In alcuni casi, dopo un periodo di addestramento con lo specialista, si può usare a domicilio.
  • Elettroeiaculazione. Una sonda rettale stimola elettricamente i nervi che controllano l’eiaculazione. Si esegue in ambiente specialistico, spesso in anestesia, quando la vibrostimolazione non funziona.
  • Attenzione alla disreflessia autonomica. Negli uomini con lesione midollare alta queste procedure possono provocare picchi di pressione pericolosi: vanno sempre eseguite sotto controllo medico, almeno la prima volta.

Ostruzione dei dotti eiaculatori

Quando l’ecografia mostra un’ostruzione, la resezione endoscopica dei dotti eiaculatori può riaprire il passaggio. L’intervento ha indicazioni precise e va valutato con l’andrologo.

Quando l’obiettivo è un figlio e le altre strade non bastano

Se non si ottengono spermatozoi con le tecniche precedenti, si possono prelevare chirurgicamente dall’epididimo o dal testicolo. Gli spermatozoi recuperati si usano con la ICSI e si possono crioconservare per tentativi successivi. Prima di interventi a rischio per l’eiaculazione o la fertilità, la crioconservazione del seme è la scelta più prudente.

Domande frequenti

L’eiaculazione retrograda è pericolosa?

No. Lo sperma che finisce in vescica viene eliminato con le urine senza danni. Il problema riguarda la fertilità e la qualità della vita sessuale, non la salute generale. Va però indagata la causa, per esempio un diabete non diagnosticato.

Posso avere figli se ho l’eiaculazione retrograda?

Sì, nella maggior parte dei casi. Si può provare con i farmaci oppure recuperare gli spermatozoi dalle urine e usarli con le tecniche di procreazione assistita.

Dopo l’intervento alla prostata l’eiaculazione tornerà normale?

Dipende dalla tecnica. Dopo molti interventi per ipertrofia prostatica l’eiaculazione retrograda è permanente; alcune tecniche più recenti cercano di preservarla. È una domanda da fare all’urologo prima di operarsi.

Se smetto la tamsulosina o la silodosina l’eiaculazione ritorna?

Di solito sì, perché l’effetto è reversibile. La sospensione va però concordata con il medico, che può proporre un’alternativa per i disturbi urinari.

Riesco a eiaculare nel sonno ma non durante il rapporto: è normale?

È un segnale utile: indica che il riflesso eiaculatorio funziona e che la causa è probabilmente psicologica o situazionale. In questi casi la terapia sessuologica dà spesso buoni risultati.

A chi devo rivolgermi?

All’andrologo, che coordina gli esami e, quando serve, coinvolge urologo, neurologo, sessuologo o centro di procreazione assistita.

Il primo passo

Una visita andrologica e un esame delle urine dopo l’orgasmo bastano spesso a capire di quale disturbo si tratta e a impostare la terapia più adatta.

 

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Contenuto a scopo informativo: non sostituisce la valutazione medica specialistica.

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