Skip to content Skip to footer

Protesi testicolari e scrotoplastica nel percorso di transizione FTM

Tra le fasi della chirurgia genitale nel percorso FTM (Female to Male), la scrotoplastica con impianto di protesi testicolari è spesso quella di cui si parla meno, eppure è quella che completa l’aspetto genitale esterno maschile e incide sul modo in cui ci si sente nel proprio corpo, negli spogliatoi come nell’intimità. Si esegue in associazione sia alla falloplastica sia alla metoidioplastica, generalmente nella seconda fase chirurgica. In questa guida spieghiamo come funziona davvero, perché le protesi spesso non vengono inserite subito, quali sono i rischi secondo la letteratura e che alternative esistono.

Che cosa si ottiene e perché conta

L’obiettivo è costruire uno scroto di forma, posizione e contorno naturali, con due volumi al suo interno che riproducano l’aspetto e il peso dei testicoli. Dal punto di vista funzionale non cambia nulla, le protesi sono elementi puramente estetici e non producono ormoni né spermatozoi, ma sul piano dell’immagine corporea il contributo è importante: molte persone descrivono questa fase come quella che dà al loro corpo un senso di compiutezza e di coerenza. È una scelta personale, non un obbligo: si può decidere di fermarsi alla costruzione dello scroto, come vedremo.

Come si costruisce lo scroto: la scrotoplastica

Lo scroto viene ricavato dalle grandi labbra, un tessuto molto adatto per quantità, elasticità e vascolarizzazione. La tecnica più utilizzata, descritta in letteratura come avanzamento a V-Y dei lembi labiali, prevede di ruotare e far avanzare i due lembi labiali sulla linea mediana, unendoli per formare un’unica sacca che occupa la posizione dello scroto naturale. Un dettaglio tecnico che fa la differenza: il chirurgo cerca di preservare il tessuto adiposo del lembo, perché è proprio quello strato di grasso che protegge in seguito le protesi dalla pressione e dal rischio di affiorare sulla pelle. La scrotoplastica viene spesso accompagnata da un rimodellamento della regione, per un risultato armonico con il neofallo o con la struttura ottenuta con la metoidioplastica.

Perché le protesi non sempre vengono inserite subito

Qui sta il punto che sorprende più persone. Nel percorso FTM l’impianto delle protesi testicolari non coincide necessariamente con la creazione dello scroto: in molti casi si procede in due tempi, prima ricostruendo lo scroto e lasciandolo guarire, poi inserendo le protesi in un intervento successivo. La ragione è di sicurezza: una protesi è un corpo estraneo, e il rischio di infezione o di estrusione (cioè di affioramento sulla pelle) cresce se il tessuto che la copre è ancora in fase di guarigione, teso o poco vascolarizzato. Aspettare che lo scroto si assesti consente di scegliere con più precisione il volume della protesi e di ridurre le probabilità di dover intervenire di nuovo. Alcuni centri utilizzano inoltre strategie di espansione progressiva o inseriscono protesi di volume iniziale più contenuto, per consentire alla pelle di adattarsi gradualmente.

Le protesi testicolari: cosa sono e come si scelgono

Si tratta di dispositivi in silicone, di forma ovoidale, disponibili in diverse misure e consistenze, pensati per riprodurre aspetto, peso e movimento dei testicoli naturali. La scelta della misura è un equilibrio tra tre fattori: la volontà del paziente (quale aspetto desidera), la quantità e l’elasticità della cute scrotale disponibile, e il rischio: la letteratura indica infatti che protesi più piccole o più leggere si associano a un rischio di complicanze inferiore, in particolare quando si interviene dopo una complicanza precedente. Per questo la discussione sulle dimensioni va fatta con il chirurgo sulla base dei tessuti reali, evitando di fissarsi su una misura prima della valutazione.

I tempi nel percorso: falloplastica e metoidioplastica a confronto

  • Dopo la falloplastica: la scrotoplastica viene generalmente eseguita nella seconda fase chirurgica, alcuni mesi dopo la costruzione del neofallo, per consentire ai tessuti di guarire. Le protesi testicolari seguono nello stesso intervento o in uno successivo, spesso in prossimità della fase dedicata all’eventuale protesi peniena, che si impianta non prima di circa 12 mesi dopo la costruzione del neofallo;
  • Con la metoidioplastica: l’intervento è nel complesso più compatto, e in alcune tecniche la scrotoplastica con impianto è inserita nello stesso tempo operatorio della ricostruzione principale. La decisione dipende dall’anatomia e dalla strategia scelta dal chirurgo.

In ogni caso la sequenza viene definita insieme al paziente in fase di pianificazione, tenendo conto anche di altri interventi del percorso come l’allungamento dell’uretra.

Si può fare solo la scrotoplastica, senza protesi?

Sì. È una possibilità reale, che alcuni scelgono fin dall’inizio: lo scroto viene costruito e lasciato così, senza inserire corpi estranei. Questa opzione elimina del tutto il rischio legato alle protesi (infezione, estrusione, dislocamento, fastidio) a prezzo di un aspetto meno “pieno”. Per chi non desidera l’impianto, per chi ha avuto complicanze, o semplicemente per chi preferisce la semplicità, è una strada del tutto legittima. Esistono anche tecniche che usano tessuto autologo (del paziente) per dare volume allo scroto, che evitano l’uso di protesi.

Il recupero

Dopo l’intervento sono normali gonfiore ed ecchimosi, che si risolvono in genere nell’arco di 2-3 settimane. Per consentire una corretta cicatrizzazione, nelle prime 4-6 settimane si evitano sforzi fisici intensi e qualsiasi attività che comporti attrito o pressione sulla zona (sport, bicicletta, indumenti troppo stretti). È un periodo in cui la disciplina fa la differenza: tenere sotto controllo la tensione sulla ferita è una delle misure che più riducono il rischio di complicanze. Il chirurgo fornisce indicazioni precise su medicazioni, sospensione dell’attività fisica e tempi di ripresa dei rapporti.

Risultati e complicanze: cosa dice la letteratura

Quando l’intervento è eseguito da chirurghi con esperienza specifica, il risultato estetico è generalmente molto naturale, sia alla vista sia al tatto. È però corretto conoscere i rischi. Le principali complicanze legate alle protesi sono l’infezione, l’estrusione (fuoriuscita attraverso la pelle) e il dislocamento (spostamento della protesi dalla sua sede). Gli studi pubblicati sono per lo più piccole serie retrospettive e i numeri variano molto: i tassi di rimozione riportati vanno da meno dell’1% fino a circa il 30%, a seconda della tecnica, della casistica e del follow-up, e nella maggior parte dei casi le rimozioni sono dovute a infezione o estrusione. In alcune casistiche il dislocamento è frequente ma spesso risolvibile; in una serie di oltre cento impianti circa un caso su otto ha richiesto la rimozione di una protesi, con l’erosione come causa più comune. Alcuni fattori sono emersi come rilevanti: la qualità e lo spessore del tessuto che copre la protesi, la tensione sulla sutura, l’evitare di perforare la cute durante la preparazione della tasca, e il fumo, associato a più complicanze. Il messaggio pratico è che una parte del rischio è modificabile, e che la preparazione e la collaborazione del paziente contano.

Se qualcosa non va: la revisione

La maggior parte delle complicanze si gestisce con una revisione chirurgica mirata, senza compromettere il risultato complessivo del percorso. Dopo un’infezione o un’estrusione è possibile, di norma una volta guarito il tessuto, valutare un nuovo impianto, tenendo conto che la letteratura segnala un rischio di nuova complicanza più alto nei reimpianti, specie se il tessuto è stato compromesso, e che usare una protesi più piccola o più leggera aiuta. In questi casi la discussione con il chirurgo include anche l’alternativa di non reimpiantare.

Come prepararsi e cosa chiedere al chirurgo

  • Se fumi, parlane: smettere prima dell’intervento è una delle misure che più riduce il rischio di complicanze;
  • Chiedi se la tua strategia prevede scrotoplastica e protesi nello stesso tempo o in due tempi, e perché;
  • Chiedi quali dimensioni e consistenze sono realistiche per la tua anatomia;
  • Chiedi quali sono i tassi di complicanze nella casistica del centro e come vengono gestiti;
  • Valuta con calma se l’impianto ti interessa davvero o se la sola scrotoplastica ti basta.

Stai pianificando scrotoplastica o protesi testicolari?

Parlane in un colloquio riservato con il nostro team di chirurgia ricostruttiva: tempi, opzioni e aspettative realistiche.

Richiedi un colloquio riservato →oppure chiama 06 8766 7973

Domande frequenti

Le protesi testicolari si sentono al tatto come testicoli naturali?

Le protesi moderne in silicone sono progettate per riprodurre consistenza, peso e movimento simili a quelli naturali; la percezione soggettiva può comunque variare leggermente da persona a persona e dipende anche dallo spessore del tessuto che le ricopre.

Quanto tempo dopo la falloplastica si esegue la scrotoplastica?

Generalmente alcuni mesi dopo, nella seconda fase chirurgica del percorso, per consentire ai tessuti della prima fase di guarire completamente.

Le protesi vengono inserite nello stesso intervento della scrotoplastica?

Dipende dalla strategia. Talvolta sì; molto spesso si preferisce costruire prima lo scroto e inserire le protesi in un secondo momento, quando i tessuti sono guariti, per ridurre il rischio di infezione ed estrusione.

Si può fare la scrotoplastica anche con la metoidioplastica?

Sì, la scrotoplastica con protesi testicolari si esegue sia nel percorso di falloplastica sia in quello di metoidioplastica, con tempi che possono essere più compatti nel secondo caso.

Posso evitare le protesi?

Sì: puoi scegliere di costruire solo lo scroto, senza protesi. È un’opzione legittima che elimina i rischi legati all’impianto, con un risultato meno “pieno”.

Le protesi possono spostarsi, infettarsi o rompersi?

Un dislocamento è possibile, soprattutto se non si rispettano i tempi di recupero; infezione ed estrusione sono le complicanze più importanti; la rottura è un evento raro con i dispositivi moderni. In tutti i casi si interviene generalmente con una revisione chirurgica.

Le protesi testicolari influiscono sulla fertilità o sugli ormoni?

No: sono dispositivi estetici, non producono ormoni né spermatozoi, e non interferiscono con la terapia ormonale.

Completa il tuo percorso con un team esperto

La scrotoplastica è un tassello importante per la completezza estetica e funzionale del risultato: parlane con i nostri chirurghi per capire quando e come inserirla nel tuo percorso specifico, con tempi e aspettative chiari fin dall’inizio.

Richiedi un colloquio riservato

Contenuto a scopo informativo, basato sulla letteratura scientifica disponibile al momento della pubblicazione: non sostituisce la valutazione medica specialistica.

Hai bisogno di maggiori informazioni?

Orari
Lun-Ven: 9:00 – 18:00
Sab: 9:00 – 16:00
Domenica: Chiusura
Fertilità e PMA
Social media
© 2026. All Rights Reserved.
P.IVA e CF: 17103041004
Privacy Policy Cookie Policy CREDITS